
Un cammino verso se stessi e verso gli altri
Alcuni hanno l'erronea convinzione che partire significhi evadere dalla vita quotidiana, fuggire
lasciando tutto alle spalle. In realtà, non esiste modo migliore per mettersi alla prova e forzarsi a
guardare dentro di sé.
Questo concetto può essere espresso dalla parola tedesca “fernweh”, che letteralmente significa
“dolore per la distanza” e descrive la nostalgia per luoghi ancora sconosciuti, il desiderio di partire
verso una meta, soprattutto interiore, come se una parte di noi stesse già aspettando altrove, in attesa
di essere trovata.
Trovarsi in un luogo diverso dalla propria zona di comfort ti fa capire che l’obiettivo non è avere
tutto sotto controllo, ma accettare che non si può controllare ogni cosa, e che l’importante è
adattarsi. Viaggiare ti costringe a fare un atto di fiducia e a gettarti nel vuoto, è in quel momento che
si cresce: camminando su strade sconosciute ci si rende conto di cosa significhi davvero essere
liberi, e che ogni esperienza vissuta, sia bella che brutta, arricchirà il proprio bagaglio culturale ed
emotivo.
È come se si instaurasse uno scambio reciproco con il luogo visitato: una parte di te rimarrà sempre
in quelle strade, ma allo stesso modo, quei ricordi resteranno per sempre dentro di te.
Il viaggio ti insegna che non esiste un solo modo di vivere o pensare, ma anzi, ne esistono infiniti,
così diversi tra loro da farti comprendere che non esistono solo il bianco e il nero, il giusto e lo
sbagliato, ma una moltitudine di sfumature.
Per questo è importante viaggiare e conoscere nuove persone, culture, cibi, suoni, colori: ti fa capire
che il mondo è troppo grande per stare fermi a preoccuparsi delle piccole cose.
Ti permette di ridimensionare i tuoi problemi e di scoprire chi sei davvero, lontano da tutto e da
tutti.
Articolo a cura di Carlamaria Attanasio

Immagine a cura di Carlamaria Attanasio
