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What If: Intelligenze a confronto

La tecnologia e l’evoluzione dei robot ci spingono ad interrogarci sulla direzione che sta prendendo il progresso umano, sociale e tecnologico. La tutela della privacy e la gestione dei dati sono alcune delle sfide che stiamo affrontando oggi e altre si intravedono all’orizzonte; tra queste l’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro e la machine learning. 


La definitiva applicazione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro comporterà una rivoluzione delle tradizionali modalità dell’attività umana e si diffonderanno nuovi profili e forme di lavoro in ambiti fino a poco tempo fa impossibili da immaginare. Diversi sono i vantaggi di cui già godiamo oggi; il primo vantaggio che deriva all’uomo dall’utilizzo dei robot consiste nell’aiuto e nel supporto che forniscono in alcune situazioni in cui sono richiesti compiti ripentivi o di estrema precisione.

Il secondo vantaggio invece è l’aumento della produttività delle aziende dove le macchine raggiungono una diffusione straordinaria come in Giappone, Stati uniti e la Cina dove stanno modificando il concetto stesso di industria e di lavoro.


L’automazione creerà disoccupazione? Probabilmente la diffusione totale dell’Intelligenza artificiale determinerà un calo dell’occupazione dovuta al fatto che i lavoratori addetti in alcuni settori progressivamente saranno sostituiti dalle macchine. 
E se tutti lavoratori in tutti i settori fossero sostituiti dalle macchine? In un ufficio, in un negozio o in una fabbrica potrebbe non esserci forma di interazione uomo-macchina?
È a questo punto che dobbiamo parlare della machine learning… Con questa espressione ci riferiamo a quella dimensione dell’intelligenza artificiale in cui il robot impara le regole di comportamento tramite l’interazione diretta con il problema da risolvere o memorizzando le informazioni necessarie da filmati di esempio. 


Le macchine cioè sono in grado di fare delle previsioni sfruttando dati e ideando algoritmi in maniera autonoma.

L’intelligenza umana rischia di non dovere più gestire l’intelligenza artificiale.

 

A questo punto serviranno ancora i “lavoratori”? A voler essere ottimisti si potrebbe immaginare un mondo in cui le macchine producono tutto ciò di cui noi abbiamo bisogno nelle quantità adeguate e, quindi, non sarà necessario lavorare ma impiegare in mille attività il tempo libero a nostra disposizione.

Nella peggiore delle ipotesi, invece, la creatività, la collaborazione e la dignità che, da sempre, legano l’uomo al lavoro potrebbero sparire del tutto lasciando spazio all’ignoranza, alla pigrizia e alla noia.

Articolo a cura di Chiara Palumbo

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Illustrazione a cura di Ludovica Piraino  

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