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On My Skin: Infanzia social
Osservando mia sorella e i suoi amici, ho notato quanto siano diversi rispetto a me alla loro stessa età. Alla fine non è passato molto tempo dal mio ultimo giorno di scuole medie, però sembra che ci sia un secolo di divario. Sono più grande di loro di solo cinque anni, quindi anche la mia pre adolescenza è stata alquanto social, ma non ricordo tutto questo clamore.
Ad esempio, ora esistono una quantità esorbitante di profili TikTok i cui possessori non superano i tredici anni di età, e non usano questo social per le fancam su un personaggio di un film, ma per imitare al massimo Sofia Crisafulli.
Anche il modo di interagire con gli altri è cambiato, e certamente non aiutano le serie tv non adatte ai bambini sparate a tutta forza sulla Rai. Si vedono sempre più spesso bambine che ti parlano come se fossero tue coetanee, che cercano di inserirsi in discorsi che non le dovrebbero riguardare, spiattellando le loro esperienze altamente premature.
Forse potrei sembrare catastrofica quando dico “esperienze altamente premature”, potreste immaginare chissà che cosa, ma anche solo pensare ad una ragazzina che il sabato sera esce al Vomero con degli stivali col tacco (che non riesce nemmeno a portare) o che mi chiede di comprarle una puff (esperienza realmente avvenuta), ci fa capire quanto queste dodicenni abbiano una percezione distorta della loro età.
Non me ne vogliate se pensate che con queste parole stia descrivendo vostra sorella, cugina o vicina di casa, ma non riesco a fare a meno di notare questo cambiamento. Anche io da piccoletta ero sciocca e presuntuosa, però non mi sarebbe mai venuto in mente di chiedere una sigaretta.
I cambiamenti fanno parte del genere umano, non smetteranno mai di accadere, ma fino a che punto possiamo dire che questo tipo di avanzamento sia un bene per la società?
Articolo a cura di Raffaella Spinuso

Illustrazione a cura di Anna Savastano
