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​Normalizziamo Che: Il lavoro più vecchio del mondo

La prostituzione, è una pratica che risale al VI secolo a.C., data in cui nacque il primo bordello della storia ad Atene. Parliamo quindi del lavoro più vecchio del mondo, precisamente, vecchio di 4.500 anni, tuttavia si tratta di un mestiere assai diffuso nella nostra epoca e non solo, esso è anche estremamente al passo con i tempi, possiamo dire,infatti, che si sia digitalizzato e globalizzato, così come qualsiasi altro bene di consumo.Basti pensare che le prostitute, secoli fa, erano considerate “donne sacre” e che vivevano nel tempio della dea Afrodite, a disposizione dei fedeli, o anche che tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 Parigi era piena zeppa di locali notturni come il Moulin Rouge, dove le ballerine, oltre a dare spettacolo, usavano vendere il proprio corpo a ricchi uomini borghesi, collegando, in questo modo, la prostituzione all’arte. Numerosi sono, infatti, gli artisti che hanno raffigurato prostitute nelle loro opere, come Henri de Toulouse-Lautrec, autore del dipinto “Al Moulin Rouge”, o anche Man Ray con “Le Violon D’Ingres”, la fotografia più costosa della storia.

 

Se prendiamo quindi in considerazione che possiamo ritrovare la figura della prostituta in tutte le epoche, in tutte le culture, in tutti i contesti sociali, e addirittura sia nella religione che nell’arte, non ci sembrerà strano il fatto che stia spopolando anche nel mondo dei social. Ci avevi mai pensato? Sono numerose le piattaforme online che offrono servizi di prostituzione, ma c’è un sito web che più di tutti gli altri è sotto i riflettori nell’ultimo periodo. Sto parlando di “OnlyFans”, la piattaforma di intrattenimento gestita dal Regno Unito, fondata dall'imprenditore Tim Stokely e lanciata in internet nel settembre 2016, che permette ai cosiddetti “creator” di guadagnare denaro attraverso gli utenti che si iscrivono ai loro contenuti, i fan, appunto.

 

Ma di che genere di contenuti parliamo? Beh, possono essere foto, video e live streaming riguardanti gli argomenti più disparati, dalla cucina, alla moda, al fitness, ma OnlyFans è diventato famoso per i contenuti NSFW (Not safe for work, cioè non sicuri per il lavoro).

 

Gli NSFW ritraggono materiale sessualmente esplicito, vanno quindi ben oltre le foto in intimo o in posizioni provocanti che alcune influencer postano su Instagram, inoltre anche la monetizzazione è nettamente superiore, infatti, è possibile pagare tramite degli abbonamenti, proprio come faremmo per Netflix o Amazon Prime.

 

La particolarità di OnlyFans è che non sono solo le celebrità a lavorare tramite la piattaforma, ma anche tantissimi adolescenti o, in generale, persone comuni, d’altronde basta solo un “click” per guadagnare un po’, in modo comodo e veloce.

 

Forse è proprio questo il motivo per cui non ci accorgiamo che si tratta di vera e propria prostituzione, e il fatto che il tutto avvenga online, non vuol dire che non sia reale. 

È giusto normalizzare la vendita del proprio corpo?

È giusto diffondere un’idea idealizzata del sesso?

Queste domande sono oggetto di discussione da anni ormai e trovare una risposta valida per tutti è assai complesso. Senza ombra di dubbio, però, parliamo di un fenomeno che è in costante aumento, soprattutto in condizioni di povertà, come in Thailandia, dove le famiglie sono costrette a vendere le proprie figlie o figli per arrivare a fine mese.

 

Questo, è solo uno dei tanti esempi di sfruttamento che deriva dalla prostituzione e che per questo motivo non andrebbe assolutamente elogiata e pubblicizzata anche sui social. Purtroppo, viviamo in un mondo in cui i problemi che la morale non riesce a risolvere,vengono risolti, spesso, dall’avidità e dall’egoismo dell’uomo.

Articolo a cura di Alessandra Saggese

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Illustrazione a cura di Francesca Di Marino

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