
Lo sapevi che l'Italia è ferma nel tempo?
Il fuso orario è così divertente: in Australia è già domani, mentre in Italia è ancora il 1300!
Nonostante le aspettative di un paese “democratico e progressista”, l'Italia si trova costantemente in una posizione di coda nella classifica europea per quanto riguarda l'inclusività e il rispetto dei diritti delle persone appartenenti alla comunità LGBTQ+.
Ogni anno dal 2009 il progetto Rainbow Europe analizza la situazione relativa ai diritti della comunità LGBT nei vari paesi europei, e, secondo i dati dell'ultimo rapporto, nel 2023 l'Italia si è posizionata al 33esimo posto, su un totale di 49 paesi presi in analisi. Ma cosa sta causando questo arretramento e cosa può essere fatto per invertire la tendenza?
Uno dei principali fattori che ha contribuito a far scivolare l'Italia in basso nella classifica è la persistente discriminazione e violenza contro la comunità LGBTQ+; gli atti di cronaca nera e gli episodi di vandalismo hanno lasciato una scia di terrore e disperazione tra le persone LGBTQ+ in Italia. Ad esempio, il tragico suicidio di Cloe Bianco, una docente che é stata allontanata dalla sua posizione solo perché transgender, ha scosso la nazione, evidenziando l'urgente necessità di affrontare la discriminazione e la marginalizzazione che molte persone LGBTQ+ affrontano ogni giorno. Infatti, non è necessario ricorrere ad eventi di cronaca per notare le micro-aggressioni o comportamenti di tendenza omofoba che sono fin troppo
normalizzate nella quotidianità italiana; ognuno di noi avrà sentito, almeno una volta, usare la domanda "ma sei gay?" per insultare una persona, sottintendendo che, essere gay, automaticamente voglia dire avere qualche problema.
Inoltre, le politiche nazionali rimangono arretrate rispetto agli standard europei e internazionali: l'Italia continua a mancare di leggi chiare per proteggere i diritti della comunità LGBTQ+, inclusa l'assenza di un riconoscimento completo delle famiglie omogenitoriali. Il
dibattito intorno al matrimonio egualitario continua ad essere un tema divisivo in Italia, molte persone appartenenti alla comunità sono costrette a ricorrere all'unione civile, che offre solo una parziale protezione legale e sociale.
Infine, non si può non menzionare la mancanza di un sostegno adeguato per contrastare i discorsi d'odio e le discriminazioni, come evidenziato dal fallimento del "Ddl Zan", che rappresenta un ulteriore ostacolo nel percorso verso l'uguaglianza.
È decisamente affermabile che il raggiungimento di semplici diritti per la comunità non sia un utopia, del resto nazioni a noi vicine, come la Spagna, sono sempre più vicine al raggiungimento di una situazione di equilibrio ideale.
Nonostante ciò la speranza non è persa: la lotta per i diritti LGBTQ+ in Italia continua ad essere portata avanti da attivisti, organizzazioni della società civile e sostenitori, che lavorano instancabilmente per promuovere l'inclusività e il rispetto per tutte le persone, indipendentemente dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere. Quindi dovremmo, attraverso un impegno collettivo, sperare di creare un'Italia veramente inclusiva e rispettosa dei diritti di tutte la comunità LGBTQ+.
Articolo a cura di Francesca Santin

Illustrazione a cura di Angela Ligato
