top of page
what if

CIMITERO DI ATTORI

È affascinante come nel mondo del cinema sia tutto reale, non ci sia finzione, se non quella di impersonare qualcuno che non si è. Non esistono controfigure, gli attori sono artisti che mettono in pericolo la propria vita per appagare l'occhio sadico del pubblico.
 

Mia nonna era solita dire: meglio morire da eroe che da codardo!
Io invece vorrei morire d’attrice, come una grande attrice dei miei tempi, Hollywood ne è pieno. Attori mutilati, traumatizzati, per le scene atroci che hanno avuto la fortuna di girare. 
Ho sempre sognato un'uscita di scena inobliabile, che rimanga nella storia del cinema, che rimanga impressa nelle menti delle persone fino a perseguitarle, voglio impazziscano, mi venerino per il mio coraggio, voglio ispirare i giovani attori a morire come me. Voglio rendere la mia famiglia grata, voglio il mio nome finisca su una delle lapidi di Hollywood.


Non voglio essere un’esecutrice, non voglio uccidere, voglio essere uccisa, come Marion Crane in Psycho di Alfred Hitchcock, la quale è morta dopo essere stata ripetutamente accoltellata nuda sotto la doccia. Si dice abbiano impiegato sette giorni di lavorazione, 78 posizioni diverse della macchina da presa per soli 22 secondi di scena.


Alcuni attori si sforzano e studiano punti in cui è possibile non uccidere con un arma bianca; alcune attrici si lasciano stuprare e per rendere la cosa più veritiera possibile firmano un contratto senza tempo, in cui non vi esistono ciak, in cui l'attrice può impersonare il personaggio in qualsiasi momento della sua vita. Altri attori ancora, per immergersi al meglio in personaggi mentalmente instabili, mettono alla prova la propria salute mentale, assumendo farmaci, diventandone dipendenti, alcuni di questi finiscono per suicidarsi per lo shock e, quando accade, di solito il regista tende a cambiare il finale e a inglobare il suicidio nel film, in modo da salvargli la reputazione. 


Nella mia carriera ho avuto ruoli intermedi in film del genere: una volta fui accoltellata, in una scena di violenza domestica, alla spalla sinistra da un coltello intagliato Cutco da nove pollici; la ferita non fu grave, indossavo una giacca di pelle spessa. Quella fu la prima volta in cui vidi gli occhi di mio padre pieni d'orgoglio per me, le persone nel mio piccolo paese di provincia iniziarono a guardarmi in modo diverso, a trattarmi con un certo rispetto. Porto quella cicatrice con fierezza tutt’ora, ho segni indelebili della mia carriera sulla mia pelle, ciò mi fa sentire un’artista.
Il nostro mondo è in continua evoluzione e temo che quando troveremo degli strumenti per fingere, gli attori diverranno solo pagliacci, l'arte del cinema tenderà ad essere solo corruzione. Tuttavia credo che, nonostante ciò, l'occhio del pubblico comune riuscirà a trovare una crudeltà più effimera di cui nutrirsi, qualsiasi cattiveria essa sia, non riconoscendola poi come tale, credendosi migliore di chi una volta preferiva il vero.

Articolo di Chiara Capriello

what if.jpg

Illustrazione di Asia Esposito

bottom of page