
INNOCENZA AL TERMINE: LIETO FINE O APOCALISSE?
In un mondo apocalittico tutto è possibile, persino che i giovani crescano "già adulti" e che vengano quindi privati della loro innocenza e spensieratezza. Avete mai notato però, che questo succede spessissimo nella nostra società? E vi siete mai chiesti il perché?
Tranquilli, non ce n'è più bisogno, visto che ho deciso di approfondire per voi l'argomento, facendo qualche domanda alla psicologa e professoressa Mena Drago, la quale insegna all'indirizzo scienze umane.
Come punto di partenza, ho deciso di chiederle in che modo la nostra innocenza può avere fine e alla mia domanda, la professoressa ha assunto una strana espressione, un po' dubbiosa. Questo perché, secondo lei, quella che noi abbiamo definito fine, è in realtà una conquista verso una nuova dimensione di crescita e maturità. L'innocenza infatti serve a formarci, a capire da quali modelli prendere esempio, per poi evolverci e crescere. Quindi, noi giovani, cosa dobbiamo fare per preservarla?
Ancora una volta, la professoressa sostiene che sia giusto crescere e prendere consapevolezza di noi stessi, poiché è tutto parte di un percorso.
"Io non credo proprio che questa condizione di infantilità vada preservata, ad un certo punto è lecito lasciarla andare".
L'innocenza in noi rimarrà per sempre, dice la docente, ma acquisisce modelli diversi. Ci aiuta a superare ostacoli, difficoltà, ma non può finire: semplicemente resta in maniera diversa.
Poco prima ho accennato a come, anche nella nostra società, spesso i bambini e gli adolescenti crescano fin troppo presto.
"Apocalisse significa ritrovarsi in una dimensione in cui il mondo ci crolla addosso, ma non è così diverso quando la società decide di frenare e mettere a tacere le giovani menti molto più attive delle nostre".
Proprio così, mentre il mondo continua a tenerci da parte, noi cresciamo nell'ombra e siamo poco stimolati. Piuttosto ci ritroviamo subito nell'ambiente adulto, pieno di responsabilità.
"Ma voi siete ragazzi, avete voglia di fare, siete più capaci di risolvere e riadattare i vostri schemi, quindi saprete sicuramente cosa fare."
La professoressa, poi, pronuncia quest'ultima frase con occhi brillanti e una voce dolce.
"Io credo nelle vostre menti, voi non dovrete fermarvi mai."
Dunque, dopo tutte queste domande ho finalmente capito che forse, la fine dell'innocenza non è un processo così grave, poiché segna la nostra evoluzione.
Un'ultima domanda mi è però sorta spontanea: a questo punto, noi soli siamo il prodotto della nostra crescita? É tutta una corsa con noi stessi, o ci sono anche altri partecipanti?
E la professoressa ha subito risposto "no, la crescita è un divenire sociale, tutt'altro che un percorso solitario."
L'ambiente sociale in cui si vive incide moltissimo, la platea con cui si ha a che fare, per esempio la scuola, il nostro modo di interagire con gli altri, il nostro comportamento in un determinato luogo. Queste sono tutte cose che ci accompagnano nella nostra crescita e che pian piano ci aiutano ad abbandonare la condizione di innocenza e infantilità di cui abbiamo parlato.
Insomma, quella con la professoressa Drago è stata una piacevole conversazione. La ringrazio per la collaborazione e anche perché mi ha fatto capire che diventare grandi dopotutto non è così male.
Articolo di Chiara Di Francesco
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