top of page
storytime

Storia di un corpo sbagliato

 

Personalmente, gli addii non mi sono mai piaciuti. In generale, dire addio ad una qualsiasi cosa o ad una qualsiasi persona mi ha sempre messo ansia, preoccupazione, terrore e, perché no, anche nostalgia. Eppure, ascoltando la storia dell’addio di Giacomo Ariello, non ho potuto far altro che accettare che non tutti gli addii vengono per nuocere. Giacomo sta dicendo addio al suo corpo e lo sta facendo con una gioia che, probabilmente, non ha mai provato prima. Sono qui per raccontarvi la sua storia e so che molti di voi non hanno idea di chi sia ma, forse, potreste conoscerlo con il suo dead name: Giada.

 

Giada si è sempre sentita un po’ fuori luogo, ma il problema nacque quando, 4 anni fa, si rese conto di essere attratta dalle ragazze. Riscontrando l’opposizione dei genitori, andò via di casa per qualche giorno per poi fare ritorno sotto richiesta della madre. Già da lì, Giada iniziò a farsi parecchie domande a cui, però, trovò risposta solo due anni dopo quando si accorse della crescita del seno e del fatto che ciò non le piacesse. È in quel momento che prese consapevolezza di sé stessa e decise di aver bisogno di accettarsi, di accettare di sentirsi un ragazzo ed iniziò così a farsi chiamare “Gia” poiché disgustata all’idea di farsi dare del lei.

 

Ecco che, piano piano, iniziò a dire addio a sempre più cose del suo corpo: il seno, i capelli lunghi, i lineamenti dolci. Dice addio a tutto ciò, si guarda allo specchio e rinasce, rinasce felice, estasiato, appagato, libero, rinasce come Giacomo.

 

Adesso penserete che le cose inizino ad andare per il verso giusto, mi duole informarvi che sono qui per dirvi che vi sbagliate di grosso. Giacomo, purtroppo, almeno all’inizio, deve dire addio anche al rapporto che ha con i genitori, i quali non risultano particolarmente estasiati di questo grande cambiamento anche condizionati da vari pregiudizi e, in particolar modo, dalla paura del giudizio degli altri. Nonostante ciò, Giacomo trova un posto sicuro in sua sorella e nella sua migliore amica, che lo accettano esattamente così com’è. Ne parla anche ad alcuni amici e, solo dopo aver visto il loro appoggio, si decide a parlarne col resto dei suoi compagni di classe chiedendo loro di farsi chiamare, appunto, Giacomo. Dopo anni e anni di rinunce, sacrifici, parole non dette, sguardi e repressione, i genitori riescono finalmente ad accettare i sentimenti del figlio, a mettere da parte le loro paure e dicono addio al suo vecchio lui, alla parte infelice, al corpo sbagliato.

 

Vedete, non tutti gli addii sono brutti o fanno male, dire addio al proprio corpo, alla propria immagine è davvero coraggioso, non proprio da tutti, però, come detto da Giacomo: “tutto questo è assolutamente giusto, bello e rispettabile”. Giacomo, in quest’anno particolarmente complicato, ha detto addio al suo corpo, cambiandolo e accettandolo secondo un altro punto di vista e si è sentito finalmente libero.

Articolo di Luisa Gragnaniello

storytime 19.jpeg

Disegno di Giusy Baiano

bottom of page