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Sentir parlare un innamorato

 

Avete mai sentito parlare una persona innamorata? Io credevo di sì, assolutamente certa; poi, esattamente un anno fa, conobbi un ragazzo e lì capii che la mia credenza fosse falsa, che non avevo mai davvero sentito parlare qualcuno di una persona come faceva lui. Gli ho chiesto di raccontarmi nuovamente la sua storia e il resto lo scoprirete tra poco…
Seduti ad un tavolino sul retro di un bar, dopo qualche risata e tanti stuzzichini, gli porgo la prima domanda: “a che età ti sei innamorato per la prima volta?” Ci pensa un attimo, poi dice “Seconda superiore… quindi avevo 14 anni, sì. È stata una cosa graduale, non me ne resi conto all’inizio perché tutto partì come un’amicizia. Poi iniziai a sentir crescere in me il bisogno di stare con lei, capii come una risata con lei potesse essere diversa rispetto ad una con un’altra persona, capii come un semplice pomeriggio in
sua compagnia assumesse tutto un altro sapore rispetto ad un uno con qualcun altro.” Mi spiega lentamente, come se quella storia se la fosse raccontata cento, forse mille volte nella sua testa.
“Vuoi parlarmi di lei?” Mi lancia un’occhiataccia, poi sorride e riprende il suo racconto: “L’ho conosciuta a 14 anni e ciò che mi ha colpito di lei è stato forse il suo essere incompresa, il suo essere unica. Non le voleva bene nessuno, era criticata aspramente e ritenuta superficiale. Io, invece, riuscii ad andare oltre, anche se pochissimo, e vidi ciò che nessuno riusciva a vedere, nessuno la vedeva come la vedevo io, tutt’ora, a distanza di tre anni, è così. Di questo mi sono innamorato, della persona tanto incompresa, tanto
debole e, allo stesso tempo, tanto forte.”
“Descrivimi ciò che provi quando la vedi.” La radio in sottofondo dava canzoni malinconiche e la brezza sempre più gelida accompagnava il suo racconto.
“Questo sentimento che nel profondo è sempre stato lo stesso, ma che nel tempo è cambiato, l’amore si è alternato all’odio. Io penso che l’opposto dell’amore non sia l’odio, ma l’indifferenza, di conseguenza odiare è una necessità, una costante dell’amare; significa riconoscere i difetti di quella persona, riconoscere che ci attragga nonostante tutto. Quindi l’alternanza tra amore e odio è come se fosse…” “Un bisogno?”
suggerisco.
“Sì, anche un bisogno. Forse perché un amore sarebbe troppo monotono, stancherebbe. Un litigio con lei è meglio di qualunque conversazione io possa avere durante la giornata. Anche solo vederla, sentirla parlare”
– sorride – “è come una ventata d’aria fresca. Un gesto che da un’altra persona potrebbe essere il nulla, da lei scatena l’infinito in me quando lo vivo.”
Fa una pausa, poi riprende: “Questo odi et amo è stato una costante del nostro rapporto, dove un litigio, a volte, ha significato molto di più di una parola dolce. L’amore non basta, amiamo tante persone e tante persone amano, ma il difficile è odiare, odiare senza superare il limite e finire nel disprezzo, io mi arrabbio con lei perché la amo.”
Infine, gli porgo l’ultima domanda: “Cosa ne pensi del primo amore?” Sorride nuovamente, i suoi pensieri si mettono in moto ed esordisce: “È necessario, ci sono persone il cui primo amore sarà anche l’ultimo, chi lo vivrà solo come un inizio o chi lo vivrà pochissimo. Ognuno ne è succube in modo diverso, perché dell’amore si è succubi, dall’amore ci si fa travolgere, è una passione, supera il sentimento e, ripeto, è necessario, aiuta a vedere la vita in modo diverso. Ad una persona egocentrica quanto me ha fatto capire che non sono l’unico al mondo, ti fa capire che nel momento più buio vorresti solo una persona e non sai spiegarti nemmeno il perché, non sai dare una motivazione, tra i tanti che possono aiutarti, tu vuoi quella persona, per la sola caratteristica di essere chi è.”
“Il mio primo amore è venuto senza neanche bussare, un’amicizia tanto bella si è trasformata in un volerla mentalmente e fisicamente, si è trasformata nel volere la sua felicità.”

Articolo di Benedetta Santagata

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Disegno di Sabrina Sannino

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