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“HIM: SAM SMITH”

 

“I’m not the boy the boy that you thought you wanted”, diceva Sam Smith. È riuscito a racchiudere in una sola frase una realtà difficile da accettare. Passiamo, infatti, un’intera vita a cercare di essere ciò che gli altri vogliono, quello che reputano giusto, a crearci un’identità che fondamentalmente non ci appartiene e che non esiste, un po’ come Mark Caltagirone. Finiamo col diventare, spesso e volentieri, l’opposto di quello che siamo davvero, ci facciamo piacere controvoglia un determinato tipo di musica, di vestiti, di hobby, di luoghi, di parole, di persone. Abbiamo paura di non essere ciò che le persone pensavano di volere e, di conseguenza, pian piano, pezzo dopo pezzo, mettiamo su un’armatura bella e buona e una maschera che, almeno in teoria, dovrebbe nascondere la nostra vera essenza; mi viene da pensare a Denver, tutto spavaldo ed egocentrico a primo impatto e poi si scopre essere dolce come una meringa. In giro si sente spesso dire che “ci vuole coraggio per essere se stessi”. Sapete, in realtà io credo ci voglia forse il triplo del coraggio a non esserlo, crearsi un’identità falsa e mantenerla nelle più svariate situazioni. Che poi, per quale motivo? Per fragilità? Sensibilità? Paura di non essere accettati? Nel ventunesimo secolo, dobbiamo ancora aver paura di esprimere noi stessi al cento per cento? Passiamo la nostra vita a desiderare ciò che ci neghiamo, spesso, da soli. A volte cerchiamo solo uno sguardo, una parola, una pazzia, uno sfioramento, un tocco perché “I can’t give up his touch”, e ancora una volta Smith ci descrive perfettamente. Nascondiamo a noi stessi anche il nostro amore, abbiamo paura di toccare la persona che desideriamo davvero, quella con cui non abbiamo paura di mostrare la nostra identità, per il semplice fatto che forse questa non rappresenta gli standard medi della società. Come se le persone non avessero dei sentimenti, dei desideri. Questi ultimi sono il motore della nostra vita. Infatti, è dai desideri che partono i cambiamenti, sono loro che ci spingono nella direzione giusta. Sapete, in realtà, l’unica direzione giusta è quella che ci rende noi stessi. Rifletteteci, quand’è stato che, per la prima volta, vi siete sentiti davvero liberi di essere voi stessi? Se questa prima volta ancora non è arrivata, andatela a cercare, che sia una persona, un luogo, un animale o un oggetto, magari potete essere direttamente voi. Apritevi, studiatevi, capitevi e raggiungetela, la vostra cavolo di prima volta.

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Fotografia di Chiara Capriello

Articolo di Luisa Gragagniello

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