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On my skin

La parola, l'arma più grande di tutte

 

Forse non siamo del tutto sinceri quando diciamo che il pensiero altrui non ci sfiora, quando indossiamo quella maschera di invulnerabilità che ci siamo creati: dentro siamo così fragili da poterci spezzare da un momento all’altro. 
Le parole, le azioni, i pensieri delle altre persone hanno un potere immenso. Il giudizio degli altri ci modifica, ci plasma senza il nostro consenso. Ci adattiamo a degli standard che non fanno per noi, ma che crediamo giusti e corretti solo perché sono giusti e corretti per chi ci sta intorno. Eppure non è una novità, è così da sempre: mangiare per non essere mangiato, questo ci insegna la storia. Dettare regole nostre affinché il giudizio degli altri sia conforme con il nostro io interiore. 

Molto spesso, però, ci troviamo catapultati in una morsa soffocante, una corsa contro noi stessi durante la quale dobbiamo sfuggire ai giudizi per arrivare ad un traguardo di menefreghismo, imparare a dire "a me non interessa".
Magari fosse così semplice, è un percorso tortuoso, arduo, che si rivelerà pieno di ostacoli: persone che non riescono proprio a tenere la bocca chiusa, persone che si sentono obbligate a dire la propria, a commentare e, semplicemente, a parlare. Spesso non sono nemmeno interessate a quello che stai facendo, ma la loro smania di essere sempre e comunque protagoniste ti porta ad essere insicuro e a pensare che loro siano migliori di te.

 

Capisci di aver perso, di esserti piegata al volere e alle opinioni degli altri quando credi di star sbagliando tutto, quando non ti senti all’altezza delle cose, quando ti paragoni agli altri. 
La voce interiore che ti dice costantemente che tutto quello che stai facendo non è fatto come dovrebbe, è la stessa voce della gente che si sente in dovere di consigliarti, di dire “no guarda io farei così”, oppure di criticare ogni singola mossa. Perché è vero che le persone hanno potere su di noi, ma non vogliamo ammetterlo perché abbiamo paura che loro abbiano da ridire anche su questo.

Articolo di Raffaella Spinuso

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Illustrazione di Francesca Di Marino

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