
La rivoluzione del cuore
Si mette in atto una rivoluzione quando si ha bisogno di un rinnovamento, perché, per qualche motivo, l’ordine delle cose non quadra.
La dote principale che possiede ogni rivoluzionario, degno di essere definito così, è il coraggio; serve coraggio per opporsi, per lottare e ottenere ciò che si desidera, scendere in piazza, farsi valere con i propri discorsi, fare rumore.
Per le lotte silenziose, invece? Per quelle in cui non c’è un sistema da incolpare, se non se stessi, come si fa? Come si affrontano? La parte più difficile sta nell’affrontarle da soli, anche se non è da tutti e io, che di maturità non ne avevo, mi rintanai nel mio guscio nella speranza che i miei sentimenti inadeguati svanissero.
Nascondersi viene sempre ritenuto un atteggiamento stupido e da codardi, tuttavia io ne avevo bisogno. Avevo bisogno di trovare la forza, di avere il tempo per costruire una sorta di armatura per le mie spalle piccole e fragili.
Rimandai, persi molto, varie parti di me e anche la mia vita perse l’equilibrio, finii per perdere quasi tutti i motivi per lottare. Ma quale guerra si affronta senza la paura di morire?
Così mi ritrovai ad affrontare una crisi interiore e non sapevo con chi prendermela, cosa fare, non capivo il motivo per il quale riducevo la mia esistenza a una tale indignità, ed ero così presa da questa visione che mi convinsi di meritare solo cose brutte, di essere solo cose brutte.
Divenni chi lotta, il nemico di chi lotta e il campo su cui si svolge la battaglia. Un tutt’uno.
Affrontai la cosa controvoglia, con la mia armatura di cartapesta, partii arresa e, infatti, ne uscii sconfitta e devastata. Persi contro me stessa, diedi ascolto a quella parte buia di me e ne fui avvolta, ancora di più. Non accettai l’aiuto di nessuno.
Vorrei esser stata più forte, più capace, ma non voglio biasimare la piccola me, vorrei solo non averle fatto provare tutto quel dolore, quel dolore che, però, è stato la mia rivoluzione.
Si sa, le rivoluzioni avvengono soprattutto quando un sistema non è più giusto, quando sta per cadere, e io caddi, mi spaccai le ginocchia e gli zigomi. Restai immobile per molto, ma alla fine decisi, non avendo nulla più da perdere, di fare piccoli passi e dare un senso alle mie ferite.
Iniziata due anni e mezzo fa, la rivoluzione del mio cuore non si è fermata, è ancora in atto. Vivo in perenne mutamento, con la differenza che stavolta sono più forte, più coraggiosa, per l’ingenuità che ho perso e per quella parte piccola di me capace ancora di vedere del bello.
Non saprei dirvi com’è che si affrontino certe battaglie. Con il cuore un po’ più maturo, però vi dico: non temete la rovina, solo non lasciatevi inghiottire da essa. Non siamo fatti solo da cose brutte e nessuno le merita.
Articolo di Chiara Capriello

Illustrazione di Angela Di Marino