
LA CENSURA, LE MANETTE DEL CINEMA
Il 5 aprile 2021 in Italia è stata abolita definitivamente la censura cinematografica ed è stata fondata una nuova commissione addetta alla classificazione dei film, la quale li divide in quattro categorie: quelli adatti a ogni tipo di pubblico, quelli vietati ai minori di 6, ai minori di 14 e ai minori di 18 anni.
In Italia la censura cinematografica ha accompagnato il cinema a partire dalla sua nascita. Soprattutto nel periodo fascista, i film dovevano essere attentamente controllati da una severissima commissione che aveva il compito di limitare i film che potevano risultare sconvenienti.
Nel secondo dopoguerra, nonostante fossimo in democrazia, Giulio Andreotti si diede un gran daffare e non si risparmiò nel censurare. Le maggiori cause per cui un film potesse essere censurato erano la presenza di scene di sesso, violenza o un’eventuale natura di carattere politico o religioso. Infatti, in quel periodo, molti capolavori del cinema non vennero risparmiati.
Il regista che dovette far fronte al maggior numero di problemi fu sicuramente Pasolini, che, essendo solito rappresentare la realtà del tempo in modo esplicito e quasi brusco, dava un’immagine negativa e arretrata al paese.
L’ultimo caso di censura di un film italiano si ebbe nel 1998, quando “Totò che visse due volte” fu bloccato in quanto considerato degradante per il popolo siciliano e blasfemo.
La censura, quindi, è stata applicata nel tempo maggiormente per ragioni di carattere propagandistico o a difesa della Chiesa Cattolica, che aveva ed ha tutt'oggi forte impatto sulle scelte del nostro paese.
Il fatto che la censura nel cinema sia stata abolita dopo così tanto tempo è preoccupante, nonostante fosse caduta in disuso da decenni. La censura, infatti, non è mai una mossa intrapresa a favore del popolo, quanto a difesa dell’immagine che si voglia dare delle cose.
Articolo di Maria De Magistris

Illustrazione di Anna Savastano