
Anarchia, un mondo senza regole
Negli ultimi anni siamo diventati testimoni della scomparsa di fiducia dei cittadini nei confronti di chi ci governa, identificando come estraneo chi ha “il potere”.
Non sarebbe quindi meglio abbatterlo questo potere?
Ma certo! Cosa c’è di meglio al mondo se non la libertà, il non dover dar retta a nessuno, avere in mano le redini della vita e cavalcare senza alcun freno, senza alcuna regola.
“Ecco, questa è la cosa giusta da fare” starete dicendo… La cosa “giusta”...
Quand’è che qualcosa può essere definito giusto? Non credo di volere una responsabilità tanto grande, dopotutto nessuno vuole responsabilità.
Sono queste le ragioni per cui l’autogestione della comunità, “l’anarchia” se vogliamo, non porta a nulla di buono. Popoli diversi con culture diverse hanno concezioni del bene e del male estremamente opposte; spesso la differenza degli ideali è presente anche tra gruppi di persone circoscritti. Una società di individui autonomi nello scegliere chi punire, quando farlo e per cosa, bloccherebbe sul nascere ogni tipo di idea innovativa; la libertà tanto bramata si trasformerebbe in timore, la società senza freni diventerebbe assassina dell’opinione prima ancora che essa nasca.
A questo punto, quale sarebbe la differenza tra una dittatura e questa spada di Damocle pronta a cadere a seconda della volontà di un singolo?
Il “potere” non è altro che la responsabilità, succitata, che nessuno vuole mai prendersi; esistono realtà in cui un singolo “superuomo” se ne assume di proprie ed inizia a gestire tutto con furbizia e spinto della necessità delle masse di avere una guida.
Raggiungere la totale unanimità è un obiettivo a dir poco impossibile, ma nel corso dei secoli l’umanità è riuscita a fondare società capaci di favorire rispetto e solidarietà.
Promuovendo la democrazia, il “potere” sembra far meno paura.
Articolo di Alessandra Mavaro

Illustrazione di Angela Di Marino