
DRESS CODE, SOLO UN OPTIONAL
Piaciuto il tema del Met Gala di quest’anno? A me sì, se solo qualcuno lo avesse rispettato. Secondo il mio parere da plebea che può solo venerare quegli abiti, il tema di questa edizione è uno dei migliori degli ultimi anni (sarà forse perché adoro Bridgerton e sono innamorata di Anthony? Rimarrete col dubbio). Allora perché in molti, quasi tutti, non lo hanno rispettato? Per carità, non fraintendetemi, tutti i partecipanti erano stupendi nei loro abiti, come Blake Lively che sembrava la degna discendente di Afrodite, ma che non rientrava nel tema scelto.
Certamente l’ispirazione e gli abiti non mancavano: Billie Eilish era la reincarnazione di una viscontessa (Lady Bridgerton avrebbe approvato) e Shawn Mendes sembrava un perfetto gentiluomo inglese (come un duca di Hastings qualunque).
In questi eventi mondiali, giocano un ruolo importante anche le grandi aziende di moda e il loro modo di farsi pubblicità. Basta un po’ di logica per capire i loro giochetti: tu personaggio famoso indossi un abito di una mia recente collezione, anche se fuori tema, così tutti per un po’ parleranno sia di te che di me casa di moda.
Ovviamente il tutto è retribuito, eh.
Possibile che “l'amor che move il sole e l'altre stelle”, per citare Dante, siano diventati i soldi e la notorietà?
Denaro e fama tralasciando, parliamo anche di quanto in queste occasioni i VIP dimostrino la loro arroganza.
Prendiamo come esempio il tanto discusso caso di Kim Kardashian. In occasione del Met Gala ha indossato l’iconico e originale, sottolineo originale, abito di Marylin Monroe del Madison Square Garden. Questo capo d’abbigliamento dovrebbe essere conservato in un qualche museo del cinema o collezione privata e soprattutto non dovrebbe essere profanato. Con ogni bene e tutto il rispetto per la signora Kardashian, ma chi è lei per indossare l’abito di una indiscussa diva hollywoodiana come la Monroe?
Articolo di Raffaella Spinuso
Articolo di Benedetta Santagata

Illustrazione di Francesca Di Marino