
AMORE CRIMINALE (NO CLICKBAIT)
Sapete, io il primo 365 giorni l’ho visto.
Prima che chiudiate il sito, vi fermo: mi ha fatto non poco ribrezzo, ma non per l’assenza di trama, di recitazione o per la sceneggiatura scritta dagli sceneggiatori di Boris… anzi, meglio dire non solo, perché la cosa peggiore è un’altra.
Avete presente il tizio protagonista? Massimo, ecco. Dovrebbe essere un mafioso siciliano, un uomo senza scrupoli a capo di quella che dovrebbe essere… boh, Cosa Nostra? Il film non ci tiene minimamente a spiegare la cosa, utilizza l’ambiente mafioso come sfondo per una storia d’amore un po’ piccantella ai limiti dell’abusivo.
Questo è solo un mero esempio di un fenomeno che sta dilagando tra persone ignoranti e in paesi non vessati dalla mafia, ovvero la romanticizzazione di essa. Non so che tipo di Tiktok vi escano nei perte, ma non so quante volte ho visto video di persone che parlavano sognanti di quell’ambiente, che immaginavano appuntamenti sfarzosi con un qualche boss mafioso o delle relazioni alla 50 sfumature di grigio.
Esiste perfino un genere romance… Se qualcuno ve lo chiede, io non vi ho detto nulla.
La romanticizzazione di persone o ambienti oggettivamente tremendi non è però qualcosa di nuovo, basti pensare alle figure dei serial killer più famosi: Richard Ramirez, Ted Bundy o qualunque altro assassino seriale di bell’aspetto. Questi uomini sono stati romanticizzati da orde di persone che non li credevano realmente cattivi, che li vedevano in un modo del tutto irreale, come se fossero diversi dai mostri che erano in effettivo.
L’esempio più lampante è probabilmente Richard Ramirez, che si sposò in carcere, se vogliamo essere precisi nel braccio della morte. Io non so se anche voi vi addormentate ascoltando i video di Elisa True Crime, quindi vi spiego brevemente la vicenda: una donna cristiana estremamente religiosa vide una sua foto e decise di corteggiarlo, di corteggiare il serial killer stupratore e satanista.
Tutto ciò da cosa deriva? A questo non so dare una risposta, forse dall’innata fascinazione verso l’oscurità o forse dalla malata credenza che anche l’esternazione del male più pura possa essere cambiata con un po’ di amore.
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Illustrazione di Francesca Di Marino
Articolo di Benedetta Santagata