
GLI OSCAR
Ah, quanto sentiamo parlare degli Oscar e di quell'ambitissima statuetta d'ora che per molti è la coronazione di un sogno o la ricompensa di mille sacrifici.
Allora la domanda sorge spontanea: come può un film essere candidato all’Oscar?
La cosa presenta meno sentimentalismi di quanto ci si può aspettare, infatti non deve avere una trama struggente o basarsi su una tragica storia realmente accaduta. Basta che il film superi i quaranta minuti e che sia stato proiettato in uno o più cinema della contea di Los Angeles per più di una settimana.
Quindi no, anche se dovessi girare un film sulla tristissima fine del mio cane Felpato, non potrei vincere nulla.
Vabbé, uno ci prova sempre.
Adesso che sappiamo come si candidano i film, i nostri dilettanti registi all’ascolto vorranno sapere anche chi vota le pellicole. Ebbene, sono i membri dell’Academy statunitense, forte di seimila membri suddivisi in quindici categorie, che analizzano e scelgono il film che li ha più colpiti.
Ecco una piccola curiosità: il 94% dell’Academy è formato da uomini bianchi con età media sopra ai sessantadue anni. Io farei trarre le conclusioni a voi.
Tra una discriminazione di genere, una razziale e l’altra, non è un taboo che a vincere sia il film che rende forte il nome degli Stati Uniti nel mondo. Non è un caso, infatti, che molti dei film che si sono meritati la statuetta siano americani o che facciamo passare un messaggio positivo sull’America.
Per citare un film del nostro bel paese che ha vinto il premio, possiamo parlare de “La vita è bella” e del messaggio filoamericano finale: un carro armato statunitense che libera quel campo di concentramento.
“Eh, però anche gli americani hanno liberato gli ebrei dai campi, siete sempre a criticare l’America. Grande Biden, ti ho votato👍🏼 #america #andatealavorare #iostoconilcapitalismo” direbbe un qualunque utente di Facebook. Certo, avrebbe ragione, se solo non fosse che lo stesso Benigni ha confermato di aver inserito un carro armato d’oltreoceano pur di vincere l’Oscar (e sinceramente parlando, non credo che all’Academy sia dispiaciuto ricevere una buona e sana dose di lecchinaggio).
Però “La vita è bella”, simpatizzi o no per gli americani, rimane sempre un classico.
Grande Robbè, never give up.
Articolo di Raffaella Spinuso
