
Quell'involucro che tutti chiamano "corpo"
Come il mio corpo sia cambiato in pochi anni è impressionante, il modo in cui abbia iniziato a notare i suoi cambiamenti è impressionante.
Non mi era mai importato del mio involucro, lo rilegavo alla funzione statica di contenitore; grazie ad esso potevo correre, saltare, fare sgambetti per poi ritirare furbamente la gamba, ma a 12 anni d'improvviso finì tutto. O meglio, tutto si era concluso in maniera tanto graduale da non avermi permesso di accorgermene.
Da sempre avevo osservato confusamente le mie compagnucce di classe imbellettarsi e gareggiare per chi avesse il miglior involucro e solo a 13 anni avevo iniziato anch'io a pesare l'apparenza del mio contenitore.
Iniziai ad osservarmi di più, a scrutare il mio aspetto. Non mi piaceva ciò che vedevo, l'idea che qualcun altro lo vedesse non mi scendeva proprio. Così mi iscrissi in palestra.
"Se non sono bello spontaneamente, farò in modo di diventarlo", mi dicevo. Fu la scelta migliore della mia vita.
Nella palestra ho scoperto un mondo che conciliava il mio miglioramento fisico allo sfogare l'insoddisfazione che il mio corpo, insieme a tutte le problematiche che un adolescente può avere, mi dava.
In parallelo ai cambiamenti che apportavo al mio involucro, esso stesso iniziò a mutare da sé: far fronte ai peli, i baffetti sporadici ed il cambio di voce fu a dir poco arduo, ma come se non fosse abbastanza vi si aggiunsero gli altri che, come me, stavano subendo gli stessi bizzarri mutamenti.
La continua competizione, il continuo e grottesco esaltare il possesso di una qualità sinceramente non utile e pressoché inverificabile… io tutte queste cose non le ho capite subito.
Dopo tanti sforzi raggiunsi i miei obiettivi e col tempo l'insolita mutazione si concluse: ero diventato un bell'uomo; iniziai ad apprezzare il mio corpo e a curarlo nel particolare, ad esempio iniziando a curare la barba (non da subito con ottimi risultati).
Credevo che avendo reso la mia custodia gradevole sarei stato apprezzato, o meglio, non immaginavo che sarei stato svalutato per la mia bellezza. Proprio così, svalutato; le persone intorno a me rimanevano affascinate dalla mia confezione ma senza mai sollevare il coperchio, superare il superfluo strato che contiene chi sono davvero.
Bizzarro, ed ancor più bizzarra era la reazione di chi scopriva di questo mio disagio: risate, incomprensione, critiche.
Un nuovo bisogno nacque in me; tutt'ora sento di dover tenere le mie conoscenze al pari della bellezza del mio involucro, tenere bilanciate due cose che in comune hanno poco per non abbandonarmi al pregiudizio che gli altri, guardandomi, sviluppano.
Col tempo ho affinato la mia tecnica e credo di aver trovato un certo equilibrio: ho imparato a rispettare i miei bisogni e stati d'animo.
Non so dirvi se tutti i corpi sono belli, ma di certo il mio è un ottimo corpo.
Articolo di Alessandra Mavaro
