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Normalizziamo che

Normalizziamo che… la vera bellezza non è quella dei social

E chi lo dice che la vera bellezza è quella che vediamo su Instagram? 
Ormai siamo abituati a un concetto di bellezza stereotipato, dove tutti sono magri e alti, con i capelli perfetti, il taglio degli occhi che rasenta la perfezione e, naturalmente, una taglia che non supera la 40. Se non hai questa combo di caratteristiche fisiche, che paiono essenziali affinché la tua vita sia felice, la società ti etichetta come “diversamente bello”, perché il politically correct corre in nostro aiuto e ci dice che non bisogna utilizzare l’aggettivo “brutto”, come se “diversamente bello” fosse meno offensivo… forse è anche peggiore.


Che poi, diversamente bello da chi? Chi li ha inventati questi standard? 
Un famoso detto recita “la bellezza sta negli occhi di chi guarda”, ma di questi tempi forse esiste un solo sguardo, uno sguardo che giudica chi sei in modo superficiale, come se la tua essenza e la tua personalità non avessero valore, come se avere la pancia piatta valesse di più che essere gentili.

 
Il canone di bellezza estetica, oggi giorno, viene rappresentato sui social come il nirvana da raggiungere, un nirvana che si professa raggiungibile, ma che nella realtà non lo è.

 

La verità è che per ricoprire i canoni estetici attuali bisogna semplicemente nascere in quel modo, (o ricorrere alla chirurgia plastica), quei fattori estetici tanto osannati non sono altro che una combinazione genetica. Quante persone conoscete nella realtà che ricoprono quei canoni?


Nessuno può etichettarvi come “diversamente belli” come un oggetto qualsiasi; un altro detto recita “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, quindi fatevi un piacere e non cercate di essere chi non siete, ma imparate a piacervi, vi assicuro che non ve ne pentirete.

Articolo di Raffaella Spinuso

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Disegno di Flavia Matilde De Rosa

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