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CAPITOLO UNO

Il cielo stellato era terso, la sera di quel 31 ottobre era stranamente luminosa. Un duo molto appariscente si
dirigeva verso una palazzina silenziosa, che non sembrava ospitare alcun tipo di festa.
I due che animavano la buia strada di quel paesino sperduto erano completamente gli opposti: la ragazza
aveva dei lucenti capelli bianchi, una voce calda e rilassata e si mostrava sicura di sé; il ragazzo, al contrario,
aveva dei capelli castano scuro che gli cadevano sulla fronte, la sua voce era acuta in quel momento, a
dimostrazione del suo nervosismo e della sua insicurezza.
<< Ma sei sicura di non aver sbagliato strada? >> chiese nuovamente il ragazzo, urtando ulteriormente i
nervi dell’amica.
<< Ale, ti giuro che se me lo chiedi un’altra volta ti lascio qui e vado da sola. >>
<< Non sarebbe la prima volta… >> disse il ragazzo sottovoce, sperando di scatenare in lei un sentimento di
pietà. Lei, però, fece una risata di scherno facendogli segno di sbrigarsi.

Dal balcone dell’appartamento una chioma rossa osservava il battibecco dei due amici; l’asiatico, di cui
ancora non aveva capito la nazionalità dopo due mesi di scuola, sembrava un goffo gigante in confronto
all’amica. La ragazza, d’altro canto, sembrava sicura di sé, ma la rossa non ne era convinta, era misteriosa e
questo la rendeva ancora più interessante ai suoi occhi. Distolse lo sguardo e lo indirizzò alla bottiglia che
aveva in mano. “Già sono a metà?” si chiese sorpresa.
<< Che fastidio questo costume, ma perché l’ho messo? >> Disse tra sé e sé mentre si aggiustava il costume
da Poison Ivy con la mano libera. Girò di nuovo lo sguardo ai due, che si erano volatilizzati: stavano per
arrivare.
<< Cris, ma tu sei sicura che Roberto sia qui? >> chiese Alessandro all’amica. << La festa è sua… >> rispose
nervosamente la ragazza. Erano andati a quella festa con il solo scopo di incontrare la cotta del momento di
Cris, Roberto.
I due si separarono e la ragazza si diresse verso il soggiorno, quella festa era più noiosa del previsto.L’appartamento era abbastanza grande, c’erano un po’ di persone lì,

ma nessuna sembrava divertirsi sul
serio.

Mentre stava per svoltare l’angolo verso il soggiorno,

sentì partire una musica assordante. Entrò nella
stanza e vide una scena surreale: una ragazza, molto probabilmente brilla

data la bottiglia quasi vuota nelle
sue mani, stava ballando sul tavolo; si muoveva in modo ipnotico,

non sembrava essere una grande
ballerina, ma le sue movenze erano eleganti. Era vestita completamente di nero,

Cris non capiva bene cosa
avesse indosso la ragazza, ma era di sicuro attillato. Ciò che attirò maggiormente

la sua attenzione fu la sua
chioma rossa, lunga e riccioluta sulle punte, che si muoveva con lei.
<< Hai trovato il tuo fidanzatino? >> Alessandro le arrivò da dietro, facendola sobbalzare. << Mi hai
spaventato, coglione. E comunque no, sembra sia scomparso. >>
<< Beato lui, magari lo raggiun- Oh, ma quella è Arte. >> Disse il ragazzo indicando la persona che ballava
sul tavolo.
<< Artemisia, quella di classe nostra? >> chiese Cris vagamente scioccata. << Ma hai bevuto, Cri? Possibile
che tu non la riconosca… >> La sua risposta diede vita ad un piccolo battibecco, uno dei loro soliti. La
ragazza però, era distratta: non riusciva a smettere di pensare a quella figura longilinea che ballava
elegantemente.

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Foto di Alessandra Sarnella

Una storia di Benedetta Santagata

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